Nuovo Hub Identità Golose

Ha aperto l’Hub di Identità Golose- il primo è uno chef Le Soste

E’ nato Identità Golose Hub, il primo polo di attrazione che accoglie il meglio della gastronomia e Alta Cucina nazionale e internazionale. E il 20 settembre, la prima serata aperta al pubblico, sarà dedicata al “Mondo in Italia”. In prima battuta ai fornelli lo chef dell’Associazione Le Soste Moreno Cedroni della Madonnina del Pescatore.

Il progetto innovativo è firmato da Paolo Marchi e Claudio Ceroni, via Romagnosi al 2, nei prestigiosi spazi ottocenteschi che per oltre 50 anni hanno ospitato gli archivi della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

Un ristorante dove si alterneranno le cucine di tutta Italia e dall’estero, sul modello di Expo 2015: aperto a pranzo, dal lunedì al venerdì, con i menu firmati da Andrea Ribaldone, che coordina la brigata di cucina diretta ogni giorno dal resident chef Alessandro Rinaldi, dal mercoledì al sabato ospiterà le grandi firme dei fornelli.

Vedremo quindi Moreno Cedroni dal 26 al 30 settembre; a seguire Antonello Colonna di Open Colonna dal 4 al 6 ottobre; poi la volta di Peppe Guida di Antica Osteria Nonna Rosa di Vico Equense dal11 al 13 ottobre; quindi un altro socio Le Soste, Alfio Ghezzi di Locanda Margon dal 18 al 20 ottobre; dal 24 al 27 ottobre Anthony Genovese de Il Pagliaccio; dal 31 ottobre al 3 novembre Pipero del nuovo Pipero Roma; dal 5 al 10 novembre: in collaborazione con la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, Identità Milano ospiterà sei cene proponendo il miglior tartufo bianco; dal 14 al 17 novembre è la volta del socio Le Soste Marco Sacco del Piccolo Lago; la settimana successiva è la volta di Ivan e Sergey Berezutskiy del Twins Garden di Mosca, ossia l’avanguardia russa.

Tra le partnership, quella con Alma, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana, e con “The Fork”, la piattaforma di prenotazioni di TripAdvisor.

“Non sarà l’Expo”, ha detto Marchi, “perché quelli sono eventi che capitano una volta nella vita, ma lo spirito è identico. Vogliamo spiegare a chi verrà qui a mangiare che gli chef non sono super-uomini, non fanno messe cantate; sono persone normali che cucinano pasti sublimi, quello sì”.