Fipe, il Manifesto #PerNonMangiarsiilFuturo per una concorrenza etica e leale

Fipe lancia il Manifesto “Per non mangiarsi il futuro” a favore di una concorrenza onesta nel settore della ristorazione e dell’ospitalità.

La FIPE – Federazione Italiana pubblici Esercizi – lancia il Manifesto “Per non mangiarsi il futuro” per una concorrenza onesta nella ristorazione e nell’ospitalità e l’iniziativa sta raccogliendo un cospicuo consenso. I due settori, infatti, sono considerati rami di vitale importanza per l’economia del Bel Paese. Le adesioni ad oggi pervenute, sia dal sito che per via telefonica, sono molteplici e vedono come protagonisti non solo grandi chef del panorama nazionale – da Carlo Cracco a Sadler -, ma anche piccoli ristoratori e pubblici esercenti, gruppi della ristorazione commerciale, di città d’arte e di centri minori.

Cosa sostiene il Manifesto?

Al centro di questa iniziativa vi è l’obiettivo di richiedere leggi settoriali che siano uguali per tutti, al fine di garantire una concorrenza leale tra imprese e di tutelare il consumatore. Alla base del Manifesto c’è un forte e solido sostegno nei confronti di un’innovazione del settore enogastronomico che sia etica, seria, corretta e legale, attraverso la quale la Fipe vuole dimostrare il suo sostegno concreto nei confronti di chi contribuisce ogni giorno al consolidamento di un settore importantissimo sul territorio nazionale. La famiglia Santini, aderente al Manifesto e che da anni porta avanti con orgoglio le tradizioni culinarie italiane, spiega: “Tutti gli operatori che operano in un determinato settore in uno stesso Paese dovrebbero avere le stesse regole e normative per lo stesso mercato. Senza contare che l’aspetto igienico-sanitario e quello legato alla sicurezza dovrebbero essere prioritari”; continua: “Tutti i ristoranti devono sottostare alle stesse regole ferree, e queste devono essere valide per tutti gli operatori che manipolano il cibo”.

Tra dubbi e certezze…

Resta difficile delineare con esattezza quale sia l’opinione generale poiché anche all’interno dei settori coinvolti i pareri sono spesso divergenti: se da una parte numerosi chef si schierano contro quegli esercizi che si pensa facciano concorrenza sleale alla ristorazione – come ad esempio i più noti food truck -, dall’altra vi sono personalità di rilievo che non vedono tali problematiche nelle forme di ristorazione considerate “ibride”. Loro stessi, infatti, hanno in passato intrapreso la stessa attività legata al loro ristorante e confermano come anche per i così detti ‘food truck gourmet’ le difficoltà logistiche e normative erano all’ordine del giorno.